venerdì 21 febbraio 2025

2025 02 21 – Vi diranno

2025 02 22 – Vi diranno.

 

Ed io che sono mistico guardo la luna.

Dopo leggo le notizie.

A volte ci compenetriamo.

Io la luna e le notizie.

Questa è sensazionale.

Riscritta la storia dell’evoluzione, del cervello.

Ha seguito vie diverse in uccelli e mammiferi.

È un concentrato di speranza di buona scienza.

Di così tante discipline e conoscenze.

Di avanzare, ripartire, ritentare.

Questo è il progredire.

Un giorno ve lo diranno.

Vi diranno che la mente è una sola.

Fatta da ogni singolo intelletto.

In diversi stadi di avanzamento.

Latenti o potenti ma equipollenti.

Oltre i miliardi saranno trilioni.

Vi diranno che siete connessi.

Tutti e con tutto, lo proveranno.

Avvolti in una rete di tela.

Come in un bozzolo di farfalla.

Vi diranno che ognuno dei tutti riceve e trasmette.

Dipingendo la coscienza all’istante.

Vi diranno che quello è l’intelletto.

Per tutti, di tutti.

Ci costruirete una nuova civiltà.

Sentirete che manca qualcosa.

Vi diranno che non è nella testa.

Ma dovete cercare in anima e cuore.

Allora saprete che avranno capito.

E ricucito gli opposti e contrari.

La chiameranno forse synfisica.

Con l’insieme di fisica e oltrefisica.

Unione, connessione, coesione.

Complessa, completa, simultanea.

Σύνkrona, syncrona, syn

Sarà meta, uber, oltre.

Sarà civiltà di ragione e di amore.

Forza che muove perfino le stelle.

Con un raggio di luce che tutto comprende.

Vi sveglierete nel tempo del brucomente.

Le cellule bruco sbocceranno in farfalle.

Vi diranno che fu per loro invenzione.

Per appropriarsi della scoperta creazione.

L’intelletto pervaso griderà di furore.

Ululando tutta la rabbia dal cuore.

Ma non farà differenza.

Sarà la vita che avanza.

Una cosa sarebbe sympatica.

Che la cantiate come disegnata e sognata.

Vista e ridetta dal fù matto claudietto.

La civiltà dell’intelletto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Disegnata

 

Cervello di pollo - Dall'articolo a seguire

L 'atlante che descrive la distribuzione dei diversi tipi di neuroni nel cervello di pollo (fonte: Fernando García-Moreno)

L’analisi di più di 300 milioni di anni di evoluzione del cervello ha riscritto la storia raccontata dalle teorie attuali: la costruzione di cervelli complessi in natura non ha seguito un’unica strada come si pensava, ma uccelli e mammiferi li hanno evoluti in modi differenti e in maniera indipendente, nonostante le molte similarità presenti. 

È quanto hanno scoperto, con l’aiuto di algoritmi basati sull’Intelligenza Artificiale, due studi pubblicati sulla rivista Science: il primo è coordinato dal Centro per la Biologia Molecolare dell’Università tedesca di Heidelberg e dal Centro Basco Achucarro per le Neuroscienze spagnolo, il secondo dal Vib Center per IA e Biologia Computazionale di Lovanio, in Belgio.

I risultati evidenziano che lo sviluppo del cervello possiede una flessibilità evolutiva finora sconosciuta, e che funzioni cognitive avanzate possono emergere attraverso percorsi genetici e cellulari molto diversi.

La prima ricerca coordinata da Henrik Kaessmann dell’Università di Heidelberg e Fernando García-Moreno del Centro Achucarro mostra che, nonostante uccelli e mammiferi abbiano sviluppato circuiti cerebrali con funzioni simili, il modo in cui questi circuiti si formano durante lo sviluppo embrionale è radicalmente diverso.

“I loro neuroni nascono in luoghi e tempi diversi – afferma García-Moreno – e ciò indica che non derivano da un antenato comune”.

Inoltre, i neuroni responsabili dell'elaborazione sensoriale nei due gruppi di animali prendono le istruzioni da geni diversi.

Questi fattori dicono che siamo di fronte a un caso di evoluzione convergente, quando cioè specie molto diverse evolvono in maniera indipendente caratteristiche che le portano ad assomigliarsi. 

 “I nostri dati dimostrano che l'evoluzione ha trovato molteplici soluzioni per costruire cervelli complessi”, aggiunge García-Moreno: “Gli uccelli hanno sviluppato sofisticati circuiti neurali senza seguire lo stesso percorso dei mammiferi.

Questo cambia il modo in cui comprendiamo l'evoluzione del cervello”.

La scoperta potrebbe, inoltre, aprire nuove strade per la ricerca sul neurosviluppo: “Solo comprendendo come si forma il cervello – prosegue il ricercatore – sia nel suo sviluppo embrionale che nella sua storia evolutiva, possiamo veramente capire come funziona”.

Queste differenze sono state ulteriormente esplorate nel secondo studio, coordinato da Stein Aerts del Vib Center belga.

I ricercatori hanno sviluppato algoritmi di IA per confrontare diverse tipi di cellule appartenenti al cervello dell’uomo, del topo e del pollo, coprendo circa 320 milioni di anni di evoluzione.

Per far ciò, hanno compilato un dettagliato atlante cellulare del cervello aviario, concentrandosi sugli ‘interruttori’ genetici che controllano quali geni sono accesi o spenti in ciascuna cellula.

Il gruppo ha così scoperto che, mentre alcuni interruttori si sono conservati tra uccelli e mammiferi, tanti altri si sono evoluti in modo molto diverso.

Il metodo utilizzato potrà rivelarsi utile ben al di là della comprensione dell’evoluzione.

Fornendo uno strumento prezioso per studiare l’impatto delle varianti genomiche su disturbi mentali o cognitivi, e permettendo così di comprendere meglio i meccanismi alla base delle malattie.

ANSA

 



2025 02 21 – Eurogulasch tra asteroidi

 2025 02 21 – Eurogulasch tra asteroidi.

 

Gli asteroidi sono qui di circostanza.

Già che arriva con probabilità del 2 percento lo menziono.

Magari sarà la soluzione prima della bomba umana.

Il padreterno vede e provvede diceva la mia geomamma.

Comunque è questione di steroidi da campioni.

Se togliete la alfa privativa in asteroidi.

Pensavo ai soliti troppi milioni per un astro solo.

Gli bastano tre mesi e pur dopato va tuttapposto.

L'europeccatore simbolo dell' impero del dio danaro.

L’ indebita appropriazione di milioni non fa trucchi.

Casomai è sintomatica di voracità endemica.

Europa.

Qui piuttosto si parla di un melmoso spezzatino.

Già improbabile dall’origine nata da un toro albino.

Si riparta dalla storia mitica europea.

Erano morsi e sorsi di trascorsi corsi e ricorsi.

E’ un continente diviso nato zoppo.

Il più guerresco mai esistito.

Mai pacifico davvero.

Senza manco più britanni.

Senza tutti i russi fino alla siberia.

Quella si era una visione.

Che d’altronde ebbero già i germani e i napoleoni.

Una fusione di popolazione, risorse, spazio, steppe e storia.

A porte aperte per migrazioni intere.

Ma spiegatelo agli eredi pома́нов scomparsi.

E agli spezzettati staterelli europei.

Oggi è più probabile una campagna all’incontrario.

Tutta in cirillico pronunciato all’americana.

Comunque il gulasch è buono, se ne avanza.

Sotto la coltre di melma affiorano pezzi di carne di nobili stirpi.

Il problema è quando non c’è trippa per tutti i gatti predoncini.

Così oggi siamo in questo tira di qua e tira di là.

Che dai e dai si spezzerà.

Non ve la tirate tanto questa europa.

Che si strappa.

Così si diceva di una bella di tette ma di poca testa.

Ci sono gli accrocchi di stati sovrani.

Parecchi di stirpe di geni nobile antica.

Brutta storia la genetica di razza.

Ci sono gli inventori rapaci americani.

I russi già federati plurali, con tanto nucleare.

La Cina vicina da decenni, oramai dentro le mura da anni.

Gli ottomani, i marocchini, gli algerini, gli isrealiti, i sumeri, gli ittiti, i sanniti, gli ziti.

I triti e ritriti cretini sbocciati fino dai cretesi.

Europa, europa.

Sei destinata.

Sotto la coltre di zuppa nebbiosa, lo spezzatino.

Peccato ci avevo creduto.

Era la prima volta nella storia di una così grande fusione.

Una annessione di pace per scongiurare orrori e memorie.

Invece ci tocca la speme dell’asteroide.

Spezzatore di ogni apicale appropriazione.

Sarà la rivoluzione finale.

Que “che”viva o almeno sopravviva.

Come chi.

Ma l’Italia, no.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Viva l'Italia viva l'Italia

 

Immagine esplosiva, ah no, esclusiva. Tuttapposto



 

 

 

giovedì 20 febbraio 2025

2025 02 20 - Opossi no, marmotte si

 2025 02 20 - Opossi no, marmotte si.

 

E il terzo giorno egli si riposò.

Era soddisfatto della rapida evoluzione degli eventi.

Si concesse quattro giorni di vacanza.

Praticamente aveva lavorato precario col miraggio di un weekend lungo.

Aveva inventato onniscente e preveggente la settimana corta, la minimana.

Certi posteri pensarono che avrebbe fatto meglio a stare più attento.

Ma egli amava ciondolare più che andare alle lezioni di onnipotenza.

Quella di quella scuola da dio era una rottura bella e buona.

Ma egli era contento soddisfatto della sua totiscienza.

Senza bisogno di fare troppa scienza.

Data l’abbondanza di tempo da perdere aveva creato un sacco di specie biodiverse.

Così per sicurezza aveva replicato filamenti di informazioni.

Dall’alto dei cieli era proprio un belvedere.

Si era fatto anche delle specie di predoncini da compagnia con tanto di pratico marsupio.

Per riempire di doni sanpietrini colui che custodiva quel paradiso.

Dopo attenta riflessione li aveva chiamati opossi in onore della sua onnipossanza.

Di quei topogatti marsupiali si stancò presto, come spesso gli accadeva.

Stufo di vederli cagasotto piagnisteare e fare il morto ad ogni allarme.

Al ritorno dalla minimana decise di dare il tocco finale alla sua compiuta perfezione.

Pensò a un essere che potesse completare l’operazione.

E si mise a lavorare mentre discorreva con la montagna giocando all’eco.

La guardava compiaciuto già come una grande opera niente male.

Ci voleva ora un mammifero trombaiolo da guardare, che egli tosto modellò.

Con l’aiuto di una certa eva massaggiatrice con lozione, evalozione.

Gira e rigira, prova e riprova evalozione partorì la soluzione.

E ammischiò informazioni dai predatori opossi con quelle di altra prole.

Con gli opossi inutili, ma con i loro bravi filamenti di riserva.

Immaginò un essere di una nuova specie perlomeno tripotente.

Anche se egli millantò una certa totipotente somiglianza, solo per il gusto senza perdenza.

Trombarolo ovaiolo camminava erettile moltiplicandosi in diretta.

Ma solo in alcuni periodici momenti.

Altrimenti andava in letargo con tutti i suoi neu roncini, grandi tipo rognoncini nuovi.

Viveva in grandi colonie nella montagna perforata di gallerie e germogliata di grattapeli.

Era dotato di una grande capacità di condividere la risorsa calore con la termoregolazione sociale.

Ciònonostante caduco era caduco, perché ogni letargo ammazzava mezza colonica comunità.

In compenso era diventato pochivoro, nonostante mostrasse una stazza spesso almeno paffuta.

Pacifico gli piaceva cazzeggiare, particolarmente spaparanzato sotto qualche sole.

E questa era altra causa di caduca caducità. 

Perché se ti addormenti al sole una qualche aquila ti mangerà.

Si era concepito un sistema di allarme fico.

Al minimo segno di aquilicolo pericolo un fischio ricappottava tutti nella tana.

Squillo acuto risuonato contro l’eco delle montagne.

Quelli che non riuscivano a scappare facevano i morti come opossi.

Ma non funzionava mica tanto bene.

Le aquile del sè sono sempre scaltre.

Certo che dall’avvento di questa evaspecie con tutte queste peculiari specialità, l’aquila faceva la fame.

E cercò di reincarnarsi in erbivola nutria, nutrizionista nutrice da germogli o radici.

Fino a che si estinse nell’ultima reincarnazione dentro un filo d’erba.

Al grido da eco silente di io non servo più, l’io non serve più.

Mancava solo un nome giusto per la nuova specie.

Da immagine somiglianza e possanza.

Egli pensò “uomo”.

Ma una voce pulcinellosa da dentro un filo d’erba restituì l’eco che si era perso.

Pirla, urlò irriverente blasfema.

Ma quale uomo.

E’ già fatta e perfetta.

E’ la Marmotta

.

Kalimmudda ipsum dixit

Rescta cu' me

 

Il grido della marmotta

Lo possino

 











https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/02/19/ue-sotto-shock-resta-con-kiev-avanti-le-sanzioni - Strategia degli Opossum


mercoledì 19 febbraio 2025

2025 02 19 - L’ode della frode caduca

 2025 02 19 - L’ode della frode caduca.

 

Una preghiera di ringhiera.

Ode alla lode che pende caduca.

Cosa vuol dire sapere non datur, ma suona bene.

E’ una parola tabù pudicamente taciuta.

Non si può ascoltare per quanto stona e non suona.

Nel tragicomico psicodramma dell’uomo tuona e rituona.

Lancio la sarabanda dei tà parenti del ka.

Ode, lode, frode, gode, la caducità.

Se la ride di pelle di panza di sostanza e costanza.

Non è fatta di circostanza.

Ogni volta che la sento mi stringe la gola.

Allora cambio parola.

Con la stessa pietà.

Precarietà, fugacità, labilità.

Tattaratà.

Hanno scoperto una origine dell’origine.

Un prisma cosmico rivela un sistema solare nascente

Credeteci pure ma un prisma solo non basta.

Per quanti nascenti, tanti morenti.

La chiave è nel netto di caducità e fertilità.

E tutti giù dietro a inseminare.

In un continuo essere figli da avere.

Grandi pippe per la grande frode.

Onanista semino dalle e alle stelle.

Lo sapevo dal principio che non era il principio.

Il quesito è chi si è permesso di incarnarmici, qua.

Senza appello ne interpello.

Potevo restare radiazione.

Un raggio di luce fugace e veloce come un rapace.

O ancora prima un vuoto perfetto pieno di ogni capacità.

Senza caducità.

E invece figlio.

Di un fremito peto nel marasma del cosmo.

In un cataclisma di sisma del dovere sapere.

Ecce uno squarcio di gravità.

Giusta grave parola che non suona soave.

Ed eccolo qua il gioco per sbaglio.

Divertita ricreazione della creazione.

Un padre terno che gioca Trino.

Ambo terno tombola cinquina.

Religione.

Con le palle sul naso noi a fare la foca da circo.

Per colpa di quel primo divino scaracchio.

Ora alzati e cammina.

Ma quello era un lazzaro.

Però bel modo di cominciare.

Ora andate e moltiplicatevi.

Comandi, figliamo figli conigli.

E l’uomo bighellonò per il mondo.

Tra i suoi primordiali suoni e vocali.

Ed inutili erettili girevoli pollici.

In quel vero principio fu il verbo.

Per questione di nerbo senza riserbo.

Si tirò dietro l’opposto.

E fu spezzato ogni intero totale.

Verso che caduto caduco introduce il synduco.

O syndico, non so.

Ricordo mio padre frodato.

Aveva quel manifesto appeso alla porta.

Mille volte chiusa e riaperta fino a che basta.

Lezione dal suono distorto sempre scordata.

Ammonimento e memento.

Si sa già come andrà a finire.

Nella vita è inutile che ti affanni.

Tanto non ne uscirai mai vivo.

Così sentenzia un andycapp dal poster di pater.

Effimero cosmico caustico comico cryptico.

Caduco.

L’ode della frode caduca.

 

Kalimmudda ipsum terno neutro tra trini ridens aridixit.

Madonna che disco inferno

 

Ndr.

https://cloeconomie.blogspot.com/2020/11/2020-11-02 - L'irrefrenabile ilarità del Kalimmudda

Andycapp



E..



lunedì 17 febbraio 2025

2025 02 17 - Vai, vai, vai vai: col tumbler

 2025 02 17 - Vai, vai, vai vai: col tumbler.

 

La bambina inferocita non ha riempito la sua bottiglietta.

L’acqua è finita prima.

La scuola non le è stata ricostruita.

Serviva spazio per nuovi quartieri.

Forse l’avrà in terra lontana.

A casa del diavolo.

Ma non ci crede nessuno.

Ma poi quale casa.

Se ha fortuna una scatola di latta.

Se ha fortuna forse una tenda.

Qua il sogno ti imprigiona per due vite.

Una casa costa 25 anni di stipendio.

Ma se lo mangi per metà fai pure 50.

Finchè le bombe non arrivano anche dentro la 90.

Come la paura o nella circonvalla.

Guerra, provateci voi.

Con la fede, la speranza e la carità.

Mentre ovunque rigogliano gli opposti.

Tutto continua divergendo.

In principio fu il verbo.

Ma non era del divario.

Fuori in strada vola lo smarrimento.

Pecorelle in gregge belano prone a pecorina.

Tutti cercano una guida, una traccia, un appiglio.

Questa è terra fertile.

Per dottrine, deviazioni o aberrazioni.

Era meglio quando dio era religione.

Ora labora e non romperti i coglioni.

A scervellarti dirimente. 

Tra bene male e altrimenti.

Nel girello infernale mi ci trovo anche io.

Profetinho di quartiere.

A volte rispondo a certe domande.

Altre volte faccio l’ascoltatore di frustrazioni e paure.

Ho fondato anche la setta della meraviglia dello sguardo rapace

Ma poi cerco anche io il profetone con la soluzione.

Che però non c’è.

Se non educhi tutti nutriti fin da piccoli, ma piiccoli.

Altrimenti poi ti perdi e ti trovi tra i guroni.

Un po’ guru un po’ santoni.

In generale dei gran coglioni.

E allora fatti pure il gran quesito.

Is this the world we created.

Ma poi cariocati di alegria.

Che tristeza vada via.

Con esta sambinha.

Sambinha de una nota sò.

Proprio immortale sambinha.

Sambinha de una nota sò

Vuoi vedere che ti passa.

Vai, vai.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Vai, vai, vai vai: col tumbler

Ndr.

Per i giovani questo Toquinho è quello ospite a Sanremo.

Vinicious è morto, col tumbler di fianco.

La figlia è alle percussioni.

E Jobim, beh, Jobim è anche lui storia immortale.

Vai, vai, vai vai: col tumbler

 



 

domenica 16 febbraio 2025

2025 02 16 – Mannaggia ‘o trancetto

 2025 02 16 – Mannaggia ‘o trancetto.

 

Ormai siamo nel far west.

E non si può più fare gli indiani.

Locuzione per chi si volta dall’altro lato.

Ma bisogna pur sopravvivere.

Il concambio dei dannati mi ha sventrato le budella.

Mamma mia di terra santa ma tu guarda che macello.

A me tutti questi ariani non mi fanno mica bene.

Dopo la gastrite mi è venuta la colite.

Sono diventato un po’colitico.

Ci ho lo spasmo intestinale.

Devo battagliare ma con più dolcezza.

Mi serve di sicuro un po’ di sano sobrio meno.

E un nemico da impalare sul mio altare.

Giro nei meandri del labirinto dei miei postini.

Poi con un lampo resto serio.

Per questione di centesimi.

Dagli addosso al consumanista.

Cancro vero da estirpare.

Di devianze un apripista.

Il sole spacca le pietre lungo il corso degli eventi della mia mente.

Sto puntando e pregustando un trancetto di crostata.

Lo spaccia quella sardonica grande piccola esse.

Sarda che sembra corta mentre è solo concepita tronca.

Cioè, in pratica marchio corto e prezzi lunghi.

Ma sono pronto al sacrificio per 2 euro di dolcezza.

Sono sicuro di trovare come sempre il bollino giallo dell’offerta.

Cerco e tento di trovarlo in ogni santo espositore.

Ma dovunque imperano 75 maledetti perigliosi centesimi in più.

Dell’offerta gialla non si trova traccia.

Maledetta satanassa Grande Delinquenza Organizzata.

Questi sono centesimi principali, di sani principi.

E io sbrocco scatenando il finimondo.

Apocalisse adesso.

Mollo il trancetto da 2 euro che stava proditorio a 2,75.

Salgo in piedi sulla cassa con un urlo da richiamo.

Cassa occupata, sacchetti requisiti, trancetto espropriato.

Il popolo dei consumatori ascolta capisce e annuisce.

Poi asserisce e lo proclama indetto.

Primo sciopero mondiale generale del consumatore.

Del trancetto dolcetto suca questo scherzetto.

La rivoluzione è roba seria.

Crolla ogni appropriazione di plusvalore.

E io canticchio col baschetto.

Quello da “che” del trancetto.

Se si intosta la nervatura metto a tutti in faccia al muro.

Masaniello è tornato.

Je so' pazzo

 

Kalimmudda ipsum dixit

Pure con Santa Maradona

Je so' pazzo

 

Mannaggia ‘o trancetto



 

 




Ma ecco la prova. 

Che Dio "che".

2025 02 16 Live from esse ore 10 am. 

Post orario del primo postino.

Sincronicity di nessi acausali.



sabato 15 febbraio 2025

2025 02 15 – Il concambio dei dannati

 2025 02 15 – Il concambio dei dannati.

 

Dannati israeliani e dannati palestinesi.

Cogliete voi se c’è la differenza.

Per ora a Sanremo abbiamo dato abbastanza attenzione.

Oggi quello che ho notato è una coppia di cifre.

Come spesso accade l’informazione non si cura di fare di conto.

Non si preoccupa dei numeri tutta in cerca del clamore.

Si lo so che erano dati prestabiliti.

Ma a vederli così fanno davvero orrore.

La notizia è titolata con un rilasciati altri tre ostaggi israeliani a Gaza.

Tutto condito con un tono accattivato.

Che sottende un meno male.

Che così forse regge ancora un po’ la tregua.

Come ormai abbiamo capito siamo in terra di baratto.

Con la non lieve sottigliezza che il baratto è tra umani.

Così nello scambio con questi tre israeliani tornano in libertà 369 detenuti palestinesi.

Quello che fa spavento è il reciproco ordine di grandezza.

E’ un concambio da macello.

Un concambio genocida da sterminio.

Il concambio nelle fusioni tra società è il rapporto fissato tra i valori delle rispettive azioni.

In pratica è la divisione della permuta di 3 rispetto a 369 che fa 123.

Ogni israeliano vale 123 palestinesi.

Ora si calcoli un tanto al chilo dell’orrore.

650 grammi di israeliano valgono 80 chili di palestinese da macello.

Non è più nemmeno una permuta.

E’ un mattatoio.

Ma non è finita.

L’articolo dice che detenuti palestinesi che stanno per essere rilasciati indossano una maglietta bianca.

Con la stella di Davide.

E la scritta “Non dimenticheremo né perdoneremo”.

Sento parlare di fascismo dilagante nel mondo.

Che in realtà è già bello che dilagato.

In un clima di delirio imperante.

Dove l’ultima è che Trump licenzia decine di funzionari che gestiscono le armi nucleari.

Chiedete ai testimoni dell’incredulità con cui cominciava e poi si perpetrava l’Olocausto.

Qui il fascismo ce lo siamo abbondantemente superato.

Tornate a Gaza a guardare queste magliette bianche con la stella.

L’unica parola che viene è uberfascismo.

Vale a dire alle origini del nazismo.

Con in mano una grande differenza.

I nazisti l’atomica forse non l’avevano raggiunta.

Tra israeliani, americani e vari ariani noi ne siamo pieni.

Di quelle o quali altre diablerie.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Der ritt der Walküren - Ride of the Valkyries - Apocalypse now

 



2025 02 15 - Dolcecor no amarcord

 2025 02 15 - Dolcecor no amarcord.

 

Nell’universo della nostra pazzia.

Spunta una vecchia fotografia.

Ci ricapita tra le mani per caso.

O per storie di caso.

Bea la ricordiamo nella gabbietta.

Dove non muoveva più manco un pelo.

Stava stesa spatascia nella sua piscia.

Rinunciava persino ad usmare.

A malapena muoveva il respiro.

La credevamo malata.

Chiedemmo lumi alla volontaria canina.

Confermò che malata lo era.

Ma solo di vuoto d’amore.

Di depressione canina.

Per essere risultata accalappiata.

Poi in un attimo tutto cambia.

Si solleva la sua zampa.

Una linguetta lei mi stampa.

Con il viaggio ci troviamo con l’ingaggio.

Notte arriva e primo incontro.

Una mano porge cibo.

E rinasce nuovo conforto.

Oggi sono passati quasi due anni.

Ci siamo conosciuti piano.

Siamo convinti che sia stata già in famiglia.

Sapeva non sporcare.

Poltrire a letto.

Andare al guinzaglio.

Riportare la pallina.

Fare la guardia ai confini assegnati.

O a quelli che si assegna da sola.

Con ampie vedute e larga autostima.

Come quando rogna giù in strada.

Fino da sopra al terzo piano.

Da lì si gira diffidente.

Per retroguardia e salvaguardia.

Pensiamo al dolore subito.

Accalappiata e pure ingabbiata.

Davvero una vita cornuta e mazziata.

Ora ci è più chiaro perché sia in braccio.

Faceva il peso morto.

Come se dicesse basta coi torti.

Chissà quanta fiducia riposta.

Noi siamo qui.

In ogni singolo abbraccio.

In ogni suo slancio.

A due cuori e quattro mani.

 

Kalimmudda ipsum dixit.

Claudio e Daniela

Asmiamo incluso il cane.



venerdì 14 febbraio 2025

2025 02 14 – Patoteatranti e Rarieventi

 2025 02 14 – Patoteatranti e Rarieventi.

 

Ma tu guarda quanto è bello.

Questo santo re monello.

Che fulgore di spettacolo.

Espressione coi lustrini.

Inclusione e brillantini.

Suoni luci e colori rari.

Una manifesta rivelazione.

Ci sono giovani di ogni sorta.

Mostri sacri a non finire.

Orchestrali e cantanti.

Tanti ma tanti. 

Quanti.

E’ così che sarà il mondo.

Nella civiltà dell’intelletto.

Saremo miliardi in connessione.

Reciproca continua trasmissione.

Pensiero unico in rivoli a miliardi.

In propagazione come per un' infezione.

Un innesto di virtù in virale diffusione.

Tutti liberi di creazione ed espressione

Abbigliati ad ogni moda.

Tutti nella stessa danza.

Quando il sei diventa nove noi siamo già pronti.

Ad ognuno il suo universo dentro ad un solo verso.

Noi non siamo solo noi.

Quelli che i matti sono apostoli.

Ma di un dio che non li vuole.

Eppure sempre apostoli restiamo.

Un po’ visionari e un po’ ritardatari.

Oggi non sbarchiamo più il lunario.

E’il turno che a guidare siamo noi.

Questo pazzo mondo planetario.

Nella notte buia siamo schegge di futuro.

Luce e limpido chiarore di energia stellare.

Che cosa bella questa inclusione.

Anche se per noi era già dovuta naturale.

E il teatro poi che mamma mia.

Anche io sono stato soggetto incluso.

Anche contro la mia volontà.

Mi hanno riportato a terra.

Mentre a volare quasi c’ero.

Proiettato sopra un palco mi trovai con il sombrero.

Recitando un ruolo matto da raro matto vero.

Viva ordunque il teatro patologico.

Ma si avvisti la meraviglia.

Che si svegli il dormiveglia.

E’ tornata la squadriglia.

Di pensieri una guerriglia.

Con menzione ai Rari eVenti.

Precursori o concorrenti.

Per tutti noi detti dementi.

Forse esseri altrimenti.

 

Kalimmudda ipsum dixit

La vita è musica dal teatro patologico

 



 

 

La quadriglia dei Rari eVenti

 

Impigliati nella quadriglia,

rotolando come biglie,

chi si lascia chi si piglia.

si sgroviglia la squadriglia.

 

E’ la danza delle realtà.

Sei un po’qua e sei un po’ là.

Prima vivi con occhi tuoi,

dopo vedi dal parco buoi.

 

Siam bovini niente male,

tutti attorno in un frattale,

come mandria pari a pari,

ma in filari circolari.

 

Ogni volta che incrociamo,

come navi militari,

un legame stabiliamo,

con le bombe per neuroni.

 

Son parole, occhi e suoni,

che usiamo come tuoni;

col rimbombo nella testa,

apri un’anta da agonista.

 

Colleghiamoci suvvia,

col pensiero a briglia sciolta.

C’e’ un castello da espugnare,

di follìe una bastiglia.

 

Non parliamo di anticaglia,

e non siam mica ciurmaglia,

noi guidiamo la flottiglia,

come a lingua di Cornovaglia.

 

Il linguaggio di noi rari

e’ piuttosto doppio meta,

che va oltre, ed ha uno scopo,

e si diffonde come esempio.

 

Che si avvisti meraviglia!

Che si svegli il dormiveglia!

E’ arrivata la squadriglia,

di parole una guerriglia.

 

Parte in testa raro uno,

due, tre e quattro fanno scudo,

poi si gira la quadriglia,

scende in campo il cinque e sei.

 

Non potrete mai beccarli.

Non saprete chi e’ che guida.

Non perche’ siete ignoranti,

ma perche’ si guida a turno.

 

E siccome siam tra pari,

non vedrai sequenza alcuna;

quando meno te lo aspetti,

ci si passa il testimone.

 

Chi e’ malato di comando,

si vedrà nel sociodramma,

dove i rari sono specchi,

che riflettono di sottecchi.

 

Dal di fuori e’ ancora cripto;

il linguaggio trans-versale,

nasce da interconnessione,

rimbalzando ai terminali.

 

La’ nascosti tra boscaglia,

nella jungla delle idee,

tutti in maglia, siam pattuglie

puoi doparti, siam pastiglie.