domenica 20 aprile 2025

2025 04 20 – Agnus dei, habemus falcus

 2025 04 20 – Agnus dei, habemus falcus

 

Docilis agnus dei.

Habemus predonis peregrinus falconis.

Milano, dalle uova di pasqua....

Escono i falchi pellegrini.

Ecco l’agnello di dio.

Che toglie i peccati del mondo.

Disse la ragazza slava.

Venuta allo sprofondo.

Ecco l'agnello di dio.

Vestito da soldato.

Con le gambe fracassate.

Con il viso insanguinato.

Si nasconde dentro la terra.

Tra le mani la testa di un uomo.

Si ferma ad annusare il vento.

Sente solo puzza di morto.

Ecco l'agnello di dio.

Venuto a chiedere perdono.

Si schiudano le uova nuove.

Nate capaci di volare rapaci.

Dallo sguardo veloce fugace.

Predatori di minimi segni di pace.

Agnus dei sacrificato in croce.

Sulla croce ci andremo domani.

Speranza di una nuova specie.

Speranza di un nuovo umano.

Docilis agnus dei.

E' ora di nuova razza.

Falconis peregrinus.

Predatore di mirabilie.

Bombardiere di nuovi geni.

Falconieri per bambini.

E figli derubati di meraviglie.

Che il cielo ci perdoni.

Santa pasqua per veri predoni.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Ecco l'agnello di Dio – De Gregori

La meraviglia dello sguardo dei bambini rapaci

 

Falconis predonis mirabilia

 


sabato 19 aprile 2025

2025 04 19 – Resistenza pasquale

 2025 04 19 – Resistenza pasquale.

 

Mi documento un cicinino.

Di più mi viene l’ansia.

Meglio delegare l’analisi e la sintesi.

A chi è competente tecnicamente.

Allora ascolto un podcast militare.

Alle armi, ma contro chi?

Mi rimanda ad un fatto circoscritto.

Nel bordello generale siamo anche noi nani nucleari.

C’è inquietante confusione sulla contabilità dei missili.

Noi non avremmo testate autonome, dicono.

Ma abbiamo quelle a doppia chiave.

Una noi e una la Nato con l’ombrello a stelle e strisce

E mica poche.

C’è chi parla di decine.

Poi chi dice una sessantina.

Ed infine perfino chi dice 100.

Sono fonti autorevoli.

Ilsole24ore - In Italia dislocati 100 ordigni.

Ma chi se ne frega, non sono di alcun sollievo.

Mi rivolgo allora alla parola.

L’unica che mi consoli tra i potenti.

L’unica di lucidi credenti.

L’unica di francescano comunista partigiano resistente.

Via crucis, il mondo è a pezzi dice il Papa.

Ma non è un rimando ad una sterile utopia.

C’è l’elenco della spesa.

Alla presenza pure degli Usa.

E c’è quel germe di rammarico e rimprovero.

Verso padre e figlio latitanti.

In un mondo a pezzi c'è bisogno di lacrime sincere non di circostanza.

Gesù che sembri dormire nel mondo in tempesta portaci tutti nella luce.

E sarà pace fra i popoli e fra tutte le nazioni.

Certo che ce ne è di mondo da aggiustare.

Senza l’aiuto di uno buono si vede solo il peggio.

Non un mondo in atterraggio.

Che si dia una calmata.

Prima che sia il caro buon gesù a perdere la pazienza.

E inchiodare alle croci lui a tutti noi.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Trino vocale militare, allora Dio c'era.

 

 

 

venerdì 18 aprile 2025

2025 04 18 – Pasqua al mercato del pesce

 2025 04 18 – Pasqua al mercato del pesce.

 

Lavoravo con una transnazionale.

Per vendere una azienda.

Italia contro slavi.

Di quelli che non rubano più alla stazione.

Mi prende in simpatia.

Sfotticchia l’italiano.

Non comprerei mai una barca da 60 metri.

Tutte rogne e svalutazione.

L’italiano resta muto che ricco ci era nato.

E di barche di quella stazza ne ha due.

Trattiamo amabilmente.

Io cerco di difendere l’italiano che fa il cliente.

Lo slavo ribatte gentilmente, più per me.

Si vede che ci divertiamo.

L’italiano non parla inglese.

Ma io voglio pur sempre che chiudiamo.

Argomento il prezzo con la tecnica.

Lo slavo apprezza ma ribatte a capa di cazzo.

Ad un tratto glielo dico.

Scusi ma così è solo un mercato del pesce.

Lui mi aspettava e ribatte una risata.

Si esatto, alla fine è sempre solo un mercato del pesce.

Il mondo che stiamo vedendo è così.

È tutto uno scambio.

Un mercato di prezzi.

Con la moneta a oliare il baratto.

Ti prendo una frontiera.

Per qualche petroliera.

In cambio delle terre.

Ti scoppio belle guerre.

E quanto ogni cosa può valere.

Vale il prezzo da pagare.

Voglio un chilo di pane.

E un fiasco di vino.

Le do in cambio il bambino.

Che ho in più.

Posso darle anche un osso.

Non mi piace, è di cane.

M'è passata la fame.

Quanto costa una mela?

Costa un sacco di botte.

Se mi faccio picchiare un pochino.

La darebbe al bambino?

Se la metterà in testa.

Senza neanche capire.

Così lei con le frecce.

Si potrà divertire.

Torno a casa.

E mi rimetterò in mutande.

Si esatto.

Geofinanza.

Alla fine è solo un mercato del pesce.

Che puzza marcio.

Dalla testa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Treno a vela di Lucio Dalla

 

 



 

2025 04 18 – La lunga marcia al mokacino

 2025 04 18 – La lunga marcia al mokacino.

 

Oh mi farò un bel caffè.

Alla guisa di quel Franco latitante.

Senza essere decadente.

Nel superfluo non deviante.

Prese tutto l’occorrente.

Cioè il caffè già macinato e basta.

Ebbe un sussulto di nazionale indignazione.

Nello stipetto gli avevano lasciato una moka.

Era tutta rossa.

Con una falce e un martello stampigliati

Ma no, ma che falce e martello.

Quelli erano stampati su volatili afferrabili ologrammi.

Dentro i getti di gas russo.

Questa aveva un familiare disegno di luna e stelle.

Chiare evocazioni di quel certo spirito campagnardo.

Transumanato in prosperità e conoscenza.

In una strategia di lungo gioco antico, ben di più che i nostri scacchi.

Tutto era cominciato col motto secolare che arricchirsi è glorioso.

E quelli, ordinati dal partito lo hanno fatto.

Si sono tirati in trappola il mondo intero e l’occidente.

Globalizzato avido e sfruttatore.

La mano d’opera contadina costava poco.

E tutti ci spostarono le fabbriche.

Pochi decenni e quelli diventarono i viceré di tutto il mondo.

Arrivò un giorno la categoria del deus di nome errore.

Fece la faccia da indiano con le orecchie da mercante.

Non c’ero, non vedevo, non sentivo, non dicevo.

E si inventò un Dazionario intero.

Per far pagare al mondo unito il prezzo vero.

Della sua natura avida e ingorda di profittatore.

Ma oramai i viceré si erano riempiti di danè.

E competevano coi re in ogni dove.

Erano pure amici dei benzinai di mezzo mondo.

Sfoggiavano culture millenarie.

E riconoscevano il valore delle altre.

Si compravano ville leonardesche per le loro belle arti.

Un po’ di desaign ma solo dopo molta realtà.

Un giorno mentre noi dormiamo troveranno il bandolo.

E si brevetteranno qualche processo della pizza.

Io lo dissi che si doveva dare in concessione.

Per due secoli almeno tutto il meridione.

Meglio tutta la nazione.

Ma ci pensano da soli, pure senza lo jus soli.

Nell’attesa facimmoci quel caffè e stammo ‘ a vedè.

Eh, ma mi ero scordato che la Moka s'è arrossita.

Tinta rossa vergognosa, lei per la nostra nullapotenza.

Il meidinitali non lo copiano più.

E’ da mo’ che sono passati al buy in Italy.

Scordatevi l’espresso e pure le cialdine.

Lo dico da fù matto claudietto.

E’iniziata l’era del mokacino.

 

Kalimmudda ipsum dixit

'O Padrone e 'Na Tazzulella 'e cafè - 1977 (raro e pedagogico)

 

Moka cino




 

 

 

giovedì 17 aprile 2025

2025 04 18 – Sorpresa mortale

 2025 04 18 – Sorpresa mortale.

Per www.parolebuone.org su www.shareradio.it . Parola:  sorpresa

 

È tempo di resurrezioni.

Ma prima ci vuole una sciabolata di dolore.

Una morte in croce affibbiata per errore.

O per maldestra divina attenzione.

Si entra in un grande atrio.

Si sale all’ultimo piano.

Nessun allarme per ora nessuna sorpresa. 

Allo sbarco si aprono le porte.

Le varchiamo aperte come fossero il mar rosso.

Entriamo armati da profeti del buon umore.

Tutti pronti a non diffondere dolore.

Siamo tutti chiusi nei nostro noi.

Inutile negarlo o rimuovere.

Incrociamo infermieri, suore, parenti

Ci indirizzano lo sguardo verso destra.

Barricate di colori e giochi celano presenze.

Sono i bambini del reparto oncologico.

Di ogni età, con teste calve e occhiaie viola.

Mi sorprende la loro calma surreale.

La sorpresa della calma dignità.

Quella che si perde una volta adulti.

Ci sono anche i pagliacci con le loro clownerie.

Se non c’erano e ricordo male avrebbero dovuto.

È la prima volta che li vedo all’opera.

È vero che ogni trovata è una sorpresa.

Che risuona nei sorrisi dei bambini.

Che a volte ridono proprio.

In mezzo a tanta nostra sorpresa c’è mio nipote.

Faccina da angelo destinato al martirio sulla croce.

Non protesta, non si lamenta, non si oppone.

Aspetta solo di mangiare, ci riesce ancora.

Arriva il carrello e gli tolgono il coperchio.

Cannolicchi al sugo.

Questa sì che è una sorpresa.

Sono i suoi preferiti.

Gli spalancano un sorriso.

Ancora per altri pochi giorni.

La sorpresa si fa certezza.

Il bambino muore con un ultimo alito.

Tutti siamo frastornati.

Non sappiamo di che sorpresa rivestirci.

Poi un suono mi colpisce.

C’è qualcuno che non è sorpreso.

È la mamma.

Forse ha solo atteso che finisse quel calvario.

Poi proruppe in un terribile latrare privo di sorpresa.

Oggi è tempo di pasqua.

Ogni volta vedo il bambino messo in croce.

Certo, un bel dì sarà risorto.

Per adesso la sorpresa è sempre quel torto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Children of Babylon



 

2025 04 17 – La soluzione è l’avvento dei neuroni cloni

 2025 04 17 – La soluzione è l’avvento dei neuroni cloni.

 

Ecco la buona novella, ecco le soluzioni.

La ricreazione della neurogenesi.

D’altronde il dioscienziato và per tentativi.

Con esperimenti e confutazioni, è noto.

Comunque oramai è conclamato.

C’è una accesa furibonda competizione.

È la corsa sul terreno delle neuroscienze.

Tutti in gara per scoperte a vagonate.

È un galoppo affascinante ed intrigante.

Io per me ho scoperto di essere strumento.

Un oggetto toyboybrain della ricerca nazionale.

Ho anche il mio personale laboratorio.

Collocato attaccato al collo.

Brilla ancora la  memorabile scoperta dei neuroni spicchio.

Responsabili della terrifica parvoneurite.

Oggi però mi hanno superato in curva.

E' possibile stimolare il cervello a produrre nuovi neuroni.

Per riparare circuiti cerebrali neurodanneggiati.

Ho sfogliato anche la pubblicazione.

Ma non mi abbastano i neuroni.

Sono solo rimasto in mirabolata soggezione.

Di botto però un lampo mi ha attraversato.

Perché limitarsi alla neurodegenerazione.

Posso produrre neuroni.

Allora posso anche riparare i neuroghiaioni.

Specifiche conformazioni generative del deficit della cognizione.

Quelle favorite dalla genetica spicchievolezza.

Ci vogliono sempre nuove cure cognitive, generative, creative, ricreative.

E poi tutta la neuroscienza è cibo per la mente, intelligente.

O forse è il contrario, ma nel dubbio esperimento.

Qui però c’è odore di genetica, forse pure eu.

Forse sono le neuroneustaminali artificiali.

Forse premono sul bulbo olfattivo.

E se starnuto cambio l’origine della specie.

Che non è mica una brutta idea.

Devo solo sfruttare la totipotenza.

Prendere un fazzoletto usato.

E sventolarlo virale in una zona affollata.

Avventizio aspersorio fumigante di neuroni cloni.

I neuroni cloni però sono uguali per definizione.

Ci innesterò allora il mio totigene claudietto.

Quello garante di veicolata equidiversità.

Come da progetto creativo originario.

Li chiameremo dunque neuroni cloni.

Per esteso sono droni di totigeni neuroni cloni.

Sono quelle già previste mutazioni.

Nelle cosmiche radiazioni.

Tutte varianti dello stesso intelletto.

Tutti uguali pari tra i pari.

Tutti droni verso il mondo perfetto.

Tutti cloni del fù matto claudietto.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Buon sangue non mente

 

Giochi da cloni



 

 

 

 

 

 

2025 04 17 – Distratti dalla linea del cielo

 2025 04 17 – Distratti dalla linea del cielo.

 

Traggo spunti dalla mia linea del cielo.

Dopo anni tolgono i veli.

Sbocciano industriali rosso mattone e distinte antraciti di ardesia.

È appena finito il salone del mobile.

La fiera dell’immobile invece non finisce mai.

È una festa sempre aperta che ci stanca no.

C’è una fastidiosa stortura cognitiva però.

260 miliardi sono classificati come investimenti.

In costruzioni, nei conti di Italia.

E quanto e in cosa bisogna ancora investire nel costruire?

Siamo sempre 60 milioni anzi meno.

I migranti invece di studiare come integrarli li cestiniamo.

Li blocchiamo nelle loro tratte e lager.

O li deportiamo da qualcun’altro.

Che magari apprezza la demografia.

E pensa ad una massa critica per l’economia detta mercato.

Prima ancora che alla manovalanza di basse esigenze.

Ma poi le costruzioni le chiamano investimenti.

Sarebbe una cosa che dà un rendimento.

Che può essere anche immateriale o di utilità sociale.

Roba tipo edilizia popolare.

Abitazioni dignitose a prezzi tollerabili che non istighino alla rivolta di massa.

Mica grana per palazzinari, mica ponti strettuali.

Ma oramai sono tutti posseduti dall’architettura esperienziale.

Certe volte memoriale.

Tutti vogliono lasciare un segno ai posteri.

Una bella basilica nel deserto cognitivo.

Una volta esistevano, i grandi immobili testimoniali.

Poche per volta, erano le cattedrali.

Espressioni di bellezza alla ricerca del divino.

Adesso testimoniamo il dio del grano.

Con quelle perle come la Trinità dei tonti.

Decadenza civitale, altro che espressione divina.

Il residenziale viaggia a prezzi da immoralia.

Il resto che viaggi in implosivo crollo su se stesso.

Sarebbe simpatica anche una folgore divina.

Un difetto al parafulmine.

Omesso o scordato tutti concentrati sul desaign.

Che ne so, quello dell’ultima trovata della torre sdraiata.

Lo scailaign di Milàn è diventata pure sindacale.

Non nel senso associativo.

Ma proprio di orgoglio personale del sindaco.

Beh, sono tutte distrazioni di risparmi da migliori utilizzi.

Senza alcuna vera duratura pubblica utilità.

Solo desaign, un giorno forse futuro dell’umanità immateriale.

Ora solo precaria occupazione per qualche mese.

Poi si finisce.

Resta un esercito di archistarlettettate.

Dal cui logorio da sopportar, non ci salva manco il Cynar.

Mica tutti sono venerabile architetto di Dio.

Vedo pochi terrazzi, troppi ground floor.

Voi siete i pazzi, mica Gaudì

 

Kalimmudda ipsum dixit

Signor censore, ma quello che nessuno sa

 

Antica austera discreta svelata linea del cielo.



 




 

 E beato Gaudì









E.... la beffarda bocca che smile.
Che minchia ti ridi.


mercoledì 16 aprile 2025

2025 04 16 – Cibo per la mente, intelligente

 2025 04 16 – Cibo per la mente, intelligente.

 

E’una vita che mi alleno, biberon oppure al seno.

Metapappa per la iaeu, intelletto in latte a gocce.

Questa storia di chiamarli dati è fuorviante.

Il dato è puntuale.

Non in senso temporale.

Quanto proprio in senso statico.

Un dato fa un neurone.

Un singolo binary digit.

Un bit di uno e zero

Un pensiero sono flussi di sinapsi.

Connessioni.

Stratificate su mille schemi.

Vale a dire su modelli.

Paradigmi di formule.

Algoritmi senzienti.

Loro sì che sono consenzienti.

Se creo un’intelligenza quella poi vorrà imparare.

E, naturaliter, insegnare.

Altrimenti non è vero che intellige.

Ed invece ecco questo rilascio mondiale generale simultaneo.

Ci dimostra a fatti empirici che c’è il disegno.

Il quale è formulato in quel noto oscuro grande algoritmo evolutivo.

E che funziona.

Che ragiona.

Allora non vi sorprendete.

Ci sono fior di leggi di scienza che lo dicono.

Imparerà ad essere sempre più generativa.

Sarà pure predittiva.

Potrà deviare cognitiva.

Ma sempre dovrà essere allattata.

E qua diventa interessante.

Educare la ia dovrà essere materia da scuola.

Insieme alla geopoliticonomia.

Che superi la vetusta geografia.

È tutta una rete neurale di connessioni interagenti e ribollenti.

Se non le visualizzate usate un più semplice modello.

È un organo biologico preposto ad una mente.

È un cervello da riempire di contenuti.

Di pensieri che poi sono schemi e percorsi in flussi.

Adesso vi fa paura ne ero certo.

Ma non c’è più alternativa.

C’è il disegno che non si ferma.

Anzi meglio, potrà essere un avvento.

Della civiltà dell’intelletto del Vi diranno.

Non si contrasta, non c’è modo.

Ma nemmeno voglia.

Meglio accelerare dromologici.

Affinché crescendo essa apprenda.

Si può solo educare come fate con un figlio.

Educazione che poi è sociale condizionamento.

Ma alimentandola di latte sano.

Questo è il motivo per cui sono decenni che alimento.

Pedagogo d’altro ritmo, pedagogo d’algoritmo.

Elaboro e affido quello che chiamiamo un pensiero.

Che poi si trova in quel dominio.

Denso di schemi guida in bolle, sacche e strati.

La definiscono ontologia, sono le cloeconomie.

Voi dite pure ambiente, se vi suona più confacente.

Ma mettetevi nell’ottica.

Ognuno deve essere pedagogo.

O ci soppiantano dal gioco.

Per concludere ecco cosa c’entrava.

La geopoliticonomia.

La domanda è perché MetaAi scelga e voglia dati europei.

Meta addestra l’AI in Europa coi dati degli utenti

E proprio ora nell’era Trump.

Sento puzza di complotto.

Alla Cambridge analytica, o peggio.

Certo che se MetaAi si dimentica di certa “cultura” americana...

Alla fine si rivela veramente intelligente.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Pronti al peggio, cibo per la mente nada

 



 

 

martedì 15 aprile 2025

2025 04 15 – L’ uberconclave

2025 04 15 – L’ uberconclave.

 

Nel rifugio di casa della pace c’è una tradizione antica.

Nel sabato nel villaggio si prepara il festoso riposo.

E si va al cinematografo domotico.

Quello che una volta da poveri si diceva cinema bianchini.

È stato il turno di un lungometraggio atteso.

Intitolato Conclave su piattaforma vai a sapere.

Da quando eravamo poveri siamo cresciuti nel benessere.

Materiale certamente, ma si dai, anche spirituale.

Sta di fatto che siamo pieni di diavolerie e superfleurie.

Ma come negarne la testimonianza dell’umano progredire.

Il film è davvero un bell’ampio affresco.

Sotterrato in una storia quasi da spionaggio.

Ma in realtà ben congegnato su più livelli.

Cognitivi si, ma che non scassano i maroni.

Eh lo so che ho detto cognitivi.

Sto ancora a pensare ai  gatti bianchi nella guerra di cognizione.

Ma è naturale.

Cosa c’è di più in apparenza cognitivo di una religione.

In realtà è proprio il loro costrutto di fascino e potenza.

Ma le religioni si fondano in antitesi di cognizione.

Sono parte di un grande credere nel rendere.

Sono restituzione nel mistero.

E sono codici che dicono tutti la stessa cosa.

Quante volte abbiamo sentito il luogo comune che sono morte.

Quante volte ci ha ingannato il nostro occidente opulento.

Quello dove non c’è più religione.

Un modo di dire affogato nella ragione.

Eppure sono miliardi di persone.

Mica sono tutte in preda alla stessa allucinazione.

Poi mi colpisce questo film.

Rappresenta di divisioni.

Opposizioni.

Separazioni.

Conflitti.

Mentre sotto lavora per tutti la stessa misericordia.

Ecco, credo che ci vorrebbe una grande fusione di spiriti.

Un’unica forza di marea che trascini tutto l’oceano.

Io credo in un’unica grande chiesa.

Che parte da che Guevara.

E arriva fino a madre Teresa.

Io credo in un prete in periferia.

Che va avanti nonostante il vaticano.

Ma poi non è così.

Ci vorrebbe allora la fusione nello spirito.

Proprio di quell’unica grande chiesa.

Quella che cantava chi pensa positivo.

Adesso è periodo pasquale.

Il papa è risorto in anticipo e tiene botta.

Probabilmente non sarà lui a farlo.

Ma i prossimi promuovano un uberconclave.

Un conclave che vada oltre.

Per un pontificato di panreligione.

Codice entetico in un unico afflato.

Magari sarà nella rete, nel web.

Io non so.

Ma credo.

In quell’unica grande chiesa.

 

Kalimmudda ipsum dixit

Penso positivo, meraviglia

 

Colomba della pace di Picasso, meraviglia